Il Rock Progressivo o, più semplicemente, il Prog o Progressive è la mia passione nonostante le intolleranze e le intemperanze di mia moglie che, appena coglie l’abbrivio di The Knife dei Genesis, si rifugia in studio sbattendo la porta.
Ma cos’è il Rock Progressivo? Qualcuno lo definisce “musica per la crescita della mente” magari per l’introspezione spirituale che favorisce, laddove si riescano a trovare delle assonanze con il proprio sentire interiore o mistico. Oggi è un genere pressoché non più praticato, probabilmente perché troppo complesso, di non subitaneo facile ascolto, riconducibile ad un’era musicale superata. Nella società del “tutto e subito”, della disintermediazione e delle relazioni sociali istantanee e senza filtri, della comunicazione facile e immediata, dell’ascolto fluido e prontamente fruibile, con un click divulgabile, delle mode che non sono mode perché istantanee, effimere e caduche, della musica fatta al computer, confezionata con i software, con la medesima base e le melodie (sic) obbligatoriamente e necessariamente iperorecchiabili dai testi insulsi e assurdi, ecco, in questo mondo fatto così il Prog non trova più spazio. La sua costruzione è un’opera d’arte generata da un pensiero, da un intelletto, da creatività pura e fantasia piena ed il suo ascolto costa impegno e fatica, due fattori o due dimensioni che oggi non trovano più posto, anche se ti trovi seduto in poltrona con un paio di cuffie.
Per cui, amico e amica che sei a digiuno di note che ti appariranno stravaganti e bizzarre, senza senso, fuori ritmo e contesto e senza bandolo, piroette e capovolte, cambi repentini, metamorfosi e saliscendi, ti avverto: io cercherò di spiegare quanto posso, ma tu dovrai impegnarti. E posa adesso il tuo smartphone per dieci minuti.
Il Rock Progressivo è stato un fenomeno musicale essenzialmente europeo, divenuto espressione di un rock definibile artistico, in cui gli inglesi la fecero da padrone sul finire degli anni ’60, dominando la scena musicale degli anni ’70. Sono d’accordo con chi afferma che il Progressive è un rock colto per gente colta. Innanzitutto, perché questo Rock è definito Progressivo? Perché sorse con il fine di conferire alla musica di quegli anni un maggiore spessore culturale. Pertanto, questo aggettivo vuole essere significativo della progressione del rock, dalle sue radici blues ad un livello di superiore complessità frutto di una pervasiva ed inedita varietà ritmica, compositiva, armonica e stilistica. Per dare un significato – soprattutto tecnico – a questo modo di fare musica attingo a qualche testo che rinvengo nella mia libreria.
Il Progressive si esprime fondamentalmente mediante un’accurata e maniacale attenzione per gli arrangiamenti attraverso la creazione di complessi intrecci strumentali, abbondanza di assoli, parti prive di cantato e passaggi che richiedono un’elevata tecnica strumentale. Si va, dunque, dall’uso di tempi dispari e inconsueti a frequenti cambi di tempo, alle variazioni di intensità e velocità nel corso di un medesimo brano. Sono essenzialmente tre gli elementi che lo qualificano: la suite, cioè un brano generalmente esteso in più movimenti legati tra loro (aggiungo io, solo apparentemente slegati e disarmonici); l’uso prevalente della tastiera (il sinth, in particolare, che venne definitivamente sdoganato) in luogo della chitarra (molto più protagonista nel rock ‘n roll e nel rock); testi impegnati, di ispirazione letteraria, non importa se ai più incomprensibili, dal carattere onirico o fantastico, rievocanti storie medievali e rinascimentali inedite o epiche leggende, fiabe grottesche e figure mitologiche. Nulla a che vedere, dunque, con il brano classico in 45 giri strutturato su tre accordi, ritornello e sfumatura in conclusione. Il Prog, dunque, propone canzoni molto lunghe, talune della durata di decine di minuti, tali, a volte, da occupare un intero lato di un 33 giri. “Ummagumma”, uno dei primi LP dei Pink Floyd, fondamentalmente di musica rock psichedelica, è un doppio album di sole 12 canzoni per 4 lati. Il primo disco ha due sole canzoni per lato. Ma anche i Genesis (ad esempio Supper’s ready, che è la classica canzone-suite), gli Yes e molte altre formazioni ci hanno abituato a tracce estese, quasi interminabili. Un’altra educata caratteristica è l’ispirazione che i gruppi Prog hanno tratto dalla musica classica, specie barocca, del settecento e fino al novecento. Specialmente gli Emerson, Lake & Palmer hanno fondato in larga parte la loro produzione attingendo a piene mani a opere sinfoniche e di musica classica, riadattandole in chiave prog (stessa operazione hanno compiuto in Italia i New Trolls con “Concerto grosso” e in qualche occasione gli Yes. In questa direzione, secondo una versione molto più commerciale, si possono citare anche i Rondò veneziano che ebbero un certo successo negli anni ’80). Quando si parla di musica colta significa che i musicisti che praticano il Rock Progressivo sono grandissimi professionisti, cultori della musica, ricercatori del suono, molto tecnici, spesso eccellenti polistrumentisti e, pertanto, musicalmente, oltre che letterariamente, sono degli autori e degli interpreti assolutamente dotti. E mi stupisce, in questo senso, che i primissimi gruppi prog siano nati per opera di ragazzi poco più che ventenni reduci dalla stagione straordinaria dei Beatles che praticavano un genere musicale assai diverso (sebbene qualche accenno prog lo si può rintracciare anche in qualche loro lavoro. Ad esempio la suite del lato B di Abbey Road).
Ciò detto, ti avverto, caro amico e cara amica, non sarà una passeggiata. Ma hai voluto la bicicletta e adesso pedala! E quindi molti brani ti potrebbero risultare indigesti al primo ascolto. Ma il Prog è così. Prendere o lasciare. Bisogna avere pazienza e allenarsi. Lo so che i tempi non consentono pause e riflessioni. Tutto è veloce. Ma se si decide di andare per questa via, così sarà. È come andare in palestra, in una palestra dove non c’è sforzo fisico, ma mentale e intellettuale. Perché il Prog, come abbiamo detto, è una condizione intellettiva, è musica colta per colti (siamo, per una volta, discriminanti) ed esercita all’ascolto globale. Per meglio assimilarla suggerisco un’iniziale diffusione in sottofondo, mentre si sta facendo qualcosa, solo per abituare l’orecchio, anche se è musica che esprime potenza e ritmo ed andrebbe ascoltata a volume medio alto. Ma per un esordiente, si può fare. Dopo la fase di metabolizzazione, qualsiasi altro gruppo dello stesso genere, per quanto difficile appaia, sarà velocemente interiorizzato e compreso. E non solo! Sarai pronto per l’ascolto di qualsiasi altro genere musicale. È come prepararsi per una maratona: non sarai un velocista, ma con le distanze del mezzo fondo e del fondo vai tranquillo. Ad ogni modo, il Prog non è fatica, seppure pretenda impegno, anche se non si tratta di ascoltare canzoncine o canzonette. Ed allora, ho stilato una graduatoria secondo i miei gusti, per quanto sia molto difficile mettere in ordine di gradimento canzoni monumentali. Quando imparerai ad apprezzare queste prime 30 canzoni in classifica, allora sarai pronto. E questa metamorfosi esploderà all’improvviso, sarà un click inaspettato. Tessere che si collocheranno al posto giusto, alla perfezione, nel tuo mosaico Prog, così, automaticamente. Tutto allora sarà chiaro e comprensibile.
I King Crimson sono la pietra miliare del Prog, tra i primissimi esponenti di questo genere e negli anni hanno cambiato moltissime volte formazione. Il bassista Greg Lake formerà il trio con Emerson e Palmer e il batterista Bill Bruford suonerà spesso con i Genesis quando, a causa dell’uscita del vocalist Peter Gabriel, Phil Collins si dovrà dividere tra la voce e la batteria (adoro i cantanti batteristi). I King hanno armonie complesse e non di facile primo ascolto. Ma passiamo ad elencare alcune band leggendarie del rock progressivo: come detto, una necessaria citazione meritano i King Crimson, forse gli apripista del movimento; seguono i Genesis (la mia band preferita) che dopo un primo album inascoltabile (From Genesis to reveletion) fatto di canzonette mielose e sdolcinate, sono passati l’anno successivo al maestoso Trespass ispirati proprio dalla musica dei King Crimson (per me resta ancora un mistero come siano riusciti in questa gigantesca virata), dando inizio ad una favolosa quadrilogia composta da Nursery cryme, Foxtrot e Selling England by the pound (in successione temporale). Poi, naturalmente, abbiamo i Pink Floyd, che si sono avvalsi spesso di componenti psichedeliche; gli Yes, caratterizzati dalla voce suadente e acuta, a tratti in falsetto, del cantante Jon Anderson; i Jethro Tull con il magnifico flauto traverso di Ian Anderson (omonimo di Jon); i Nice, di cui fece parte Keith Emerson poi membro più importante degli Emerson, Like & Palmer; questi ultimi, con i loro potenti arrangiamenti e riadattamenti hanno rivisitato la musica classica in chiave Prog in cui dominano le tastiere di Keith Emerson (il brano The Knife dei Genesis si ispira proprio ad Emerson che usava infilare dei coltelli tra le sue tastiere per prolungarne il suono. Infatti, doveva inizialmente intitolarsi The Nice in omaggio a Emerson, anche perché era stata ispirata dalla loro canzone Rondo. Se le si ascoltano attentamente si colgono molte somiglianze). Meritano una menzione anche i Van der Graaf Generator (abbastanza complicati), i Camel, i Gentle Giant e i Caravan (queste ultime tre band non le conosco musicalmente) e i Marillon, nati nella seconda metà degli anni ’70, molto vicini alle sonorità dei Genesis (la voce del cantante, Fish, è molto simile a quella di Collins). Una band molto menzionata dagli esperti è quella dei Rush (canadesi) in cui, tuttavia, almeno per me, predomina il sound della chitarra elettrica piuttosto che quello tradizionale delle tastiere (per tal motivo non li gradisco). Gruppi più recenti sono i Dream Theater (statunitensi), di buon livello anche se spesso utilizzano sonorità metal, e i Porcupine Tree, dei “tardivi” poiché nati nella seconda metà degli anni ’80 quando si era in piena era Pop, band che trovo molto interessante.
E l’Italia?
L’Italia, dopo l’Inghilterra, è il paese che ha sviluppato la maggiore cultura del Prog grazie a formazioni di rilievo che hanno ottenuto molti consensi e grande successo anche a livello internazionale. Il Prog italiano, in effetti, è tra i migliori e più tecnici al mondo e, pertanto, assieme agli inglesi possiamo definirci i pionieri di questo genere. La PFM (Premiata Forneria Marconi) è la band capofila del movimento nostrano ed ha sbancato nei primi anni ’70 in USA, nei mercati anglosassoni e in quello giapponese. È forse il gruppo meno “ingarbugliato”, almeno a me così appare. Magari non lo è per chi è al primo ascolto. Senza dubbio, però, è il gruppo Prog italiano ideale da cui iniziare. Negli anni ’70 sono altresì fiorite numerosissime formazioni, tutte con nomi piuttosto bizzarri, tra cui i New Trolls, Le Orme e il Banco del Mutuo Soccorso. Fu proprio questa la matrice identitaria delle band del Prog italiano. I nomi stravaganti che esse si diedero servirono a marcare il distacco dai generi musicali in voga in quegli anni (soprattutto musica leggera e cantautoriale) e a definire in modo più “culturale” ed elitario il genere musicale praticato. Non sono gruppi facili gli Osanna, il Balletto di bronzo, gli Arte e Mestieri, gli Area, i Perigeo e i Rovescio della medaglia, i Biglietto per l’inferno, i mitici Goblin, che ci hanno inconsapevolmente fatto assaporare il Prog attraverso l’intramontabile Profondo rosso. E, infine, pochi lo sanno, ma hanno avuto esperienze Prog, soprattutto all’inizio delle proprie carriere, anche Alan Sorrenti (Aria), i Pooh (Parsifal), Riccardo Cocciante (Mu) e Franco Battiato (Pollution) a testimonianza del fatto che dalla fine degli anni ’60 a tutti gli anni ’70 il Prog ha rappresentato un immenso e affascinante bacino nonché il migliore cantiere da cui attingere per costruire la musica dei decenni successivi.
E allora, buon allenamento… e non sudare troppo!
Top 30 Prog
- The cinema show – GENESIS (versione live da “Seconds out”)
- I’ve seen all good people – YES
- In the court of the Crimson king – KING CRIMSON
- Jigsaw – MARILLION
- Bouree – JETHRO TULL
- Echoes – PINK FLOYD
- Jerusalem – EMERSON, LAKE AND PALMER (EL&P)
- Theme one – VAN DER GRAAF GENERATOR
- Supper’s ready – GENESIS
- King Henry’s madrigal – JETHRO TULL
- Sheep – PINK FLOYD
- Get ‘em out by friday – GENESIS
- Long distance runaround – YES
- Aqualung – JETHRO TULL
- The knife – GENESIS
- Run like hell – PINK FLOYD
- Yours is no disgrace – YES
- I talk to the wind – KING CRIMSON
- Dancing with the moonlight knight – GENESIS
- Lizard – KING CRIMSON
- One for the vine – GENESIS
- Thick has a brick – JETHRO TULL
- Mood for a day – YES
- The return of the giant Hogweed – GENESIS
- And you and I – YES
- Karn evil 9: 1st impression – part 1 – EL&P
- Karn evil 9: 2st impression – part 1 – EL&P
- After the ordeal – GENESIS
- Leave it – YES
- My God – JETHRO TULL

