Il 16 agosto del 1977 ci lasciava Elvis. Ricordo bene quel giorno. Ero a Lecce per le vacanze estive, come ogni anno, e la notizia colse di sorpresa anche alcuni miei zii che avevano vissuto direttamente l’ascesa di questo immenso personaggio. Tra l’altro, il giorno prima, tutta l’Italia si confrontava con un evento che aveva scatenato l’ira e lo sconcerto dell’opinione pubblica: la fuga di Kappler dall’ospedale militare “Celio”.
Io Elvis lo avevo “imparato” a conoscere l’anno prima, quando mio Papà si o ci regalò un album doppio della linea tre della RCA, con i più famosi brani portati al successo da Elvis. E quel disco girò tante volte sul giradischi della Reader’s Digest, proponendo un suono talvolta “saltellante”, altre volte più melodioso, intercettando tutte le sfumature della discografia di Elvis, anche grazie all’effetto stereofonico, allora, almeno per me, alla base delle prime esperienze audiofile.
Ma non è di Elvis che voglio scrivere oggi, ringraziandolo comunque perché con lui e da lui ho “imparato” a conoscere altri artisti dell’epopea magica del rock ‘n roll.
Certamente influirono sulle mie “passioni” musicali le programmazioni televisive della serie Happy Days con una colonna sonora circoscritta nella metà degli anni 50 (ricordiamo sicuramente la sigla iniziale Rock around the clock di Bill Haley and his Comets) e il film Grease, con taluni brani originali del 1978 e altri con richiami all’epopea del rock ‘n roll.
Dopo aver visto e conosciuto le gesta di Chuck Berry, Little Richard, Jerry Lee Lewis, Bo Diddley, Gene Vincent, mi sono accostato al genio di un ragazzo “occhialuto”, antidivo per eccellenza, diverso da tutti i suoi contemporanei: Buddy Holly. Avevo letto il suo nome su La Grande Storia del Rock – edizioni Curcio, nel disco dedicato a Ritchie Valens, nel quale si faceva riferimento al tragico incidente aereo in cui persero la vita Holly, Valens e il batterista The Big Bopper. Il 3 febbraio 1959 fu il giorno in cui, secondo Don McLean con la sua America Pie, “la musica morì”.
Nato in una famiglia texana borghese, il giovane Holley (il suo vero nome) è cresciuto amando la musica country & western e bluegrass di musicisti come Hank Williams o Jimmie Rodgers. A scuola formò un duetto con il suo amico Bob Montgomery e iniziò a comporre le sue prime canzoni. Ma, allo stesso tempo, il giovane talento iniziò a innamorarsi della musica nera che ascoltava alla radio. Nel 1955 Buddy, insieme a Bob, aprì un concerto di Elvis e da quel giorno capì cosa voleva fare nella vita: il rock ‘n roll! Se Elvis Presley ha dato al genere il corpo, il carisma e il sex appeal, Buddy Holly gli ha dato la struttura mentale, tecnica e artistica. Elvis era una divinità greca irraggiungibile. Buddy Holly era un ragazzo magro, con una giacca sobria e un enorme paio di occhiali da vista neri. Ha reso il rock accessibile, dimostrando che non serviva sembrare un fotomodello per essere una rockstar. Inoltre ha inventato la formazione standard del rock ‘n roll, composta da chitarra solista, chitarra ritmica, basso e batteria ed è stato uno dei primi cantautori del rock, scrivendo, arrangiando, cantando e suonando i suoi pezzi. Per di più, fu il primo a rendere iconica la Fender Stratocaster, con la quale apparve per la prima volta in televisione nel 1957, all’Ed Sullivan Show, associandola indissolubilmente all’immagine del chitarrista rock, unendo con il suo stile il ritmo incalzante del rhythm & blues a melodie pop irresistibili. La stessa Fender Stratocaster sarà poi compagna di tante epiche cavalcate rock con Jimi Hendrix, Eric Clapton, David Gilmour, Mark Knopfler, Jeff Beck, Stevie Ray Vaughan e tanti altri.
All’inizio del 1956 Buddy ottenne il suo primo contratto discografico con la Decca e fece le sue prime registrazioni. Fu qui che il suo cognome perse la “e”, per un errore tipografico della Decca. Con la sua prima band (i Crickets) registrarono I’m Gonna Love You Too e That’ll Be The Day che a settembre del 1957 raggiunse il primo posto nelle classifiche delle vendite negli USA. Di seguito uscì sul mercato il primo singolo a suo nome: Peggy Sue, anche questo un grande successo. Dopo l’apparizione all’Ed Sullivan Show, all’inizio del 1958, insieme ai Crickets, iniziò un tour con The Everly Brothers, Eddie Cochran e Paul Anka. Holly comunque non sfuggì all’ostilità della società puritana americana degli anni ’50 nei confronti di tutto ciò che riguardasse il rock and roll. Quando fu invitato una seconda volta all’Ed Sullivan Show, il popolare conduttore, che non amava quel genere di musica, pretese di non far suonare a Holly una sua nuova canzone Oh Boy, un pezzo che gli sembrava “troppo sessuale”. Buddy rifiutò il diktat del conduttore e, nonostante il tentativo di sabotaggio di quest’ultimo che fece in modo durante la performance di interrompere più volte le luci ed il suono, portò a termine la canzone, ottenendo un grandissimo successo. Il primo Marzo del 1958 I Crickets viaggiarono in Inghilterra e in quel tour andarono a vederli alcuni adolescenti di nome John Lennon, Paul McCartney, Keith Richards, Eric Clapton (che forse vide una Stratocaster per la prima volta), Mick Jagger e Graham Nash (che battezzò il suo primo gruppo The Hollies). Qualche anno dopo sarebbero stati loro a sbarcare negli Stati Uniti per restituire la musica che li aveva “battezzati”. Altri brani scrisse Holly nel corso dell’anno, uno dei quali True Love Ways dedicato a Maria Elena, la donna che sposò. Nel dicembre del 1958, nel suo appartamento al Greenwich Village, scrisse numerose canzoni ma, prima di poterle pubblicare, per sostenere le spese di registrazione, organizzò un tour invernale negli States insieme, tra gli altri, a Waylon Jennings, futura stella del country, Ritchie Valens e The Big Bopper. Il 31 gennaio, suonò a Duluth in Minnesota davanti a un ragazzino di nome Robert Zimmerman e successivamente decise di evitare i lunghi spostamenti in autobus noleggiando un piccolo aereo per sé e per pochi altri musicisti. L’aereo aveva solo tre posti e cedette gli altri due ai suoi compagni di band, Allsup e Jennings. Ma, prima del concerto, Bopper, febbricitante da qualche giorno, riuscì a convincere Jennings a cedergli il posto. Dopo il concerto Valens giocò il posto di Allup a testa o croce, vincendo e affermando “è la prima volta nella mia vita che vinco qualcosa”. Prima di partire per l’aeroporto, Holly salutò Jennings, scherzando e dicendo “Ho sentito che non vieni sull’aereo con noi”. Waylon confermò e Buddy, con un sorriso, rispose “beh, spero che il tuo vecchio autobus si congeli”, cui Waylon rispose con la frase che lo avrebbe perseguitato per tutta la vita: “…e spero che il tuo vecchio aereo si schianti”.
Cinque mesi dopo la sua morte, i teenager The Quarrymen si unirono per registrare la loro prima canzone. Era la prima volta che le voci di John Lennon e Paul McCartney, oltre alla chitarra di George Harrison, venivano incise per i posteri. La loro scelta non fu altra che That’ll Be The Day. E da qui iniziò la Storia…..
Fonti: https://guitarsexchange.com/it/unplugged/423/buddy-holly/

