Rimasi folgorato da Lucio Dalla nel 1979, all’indomani della pubblicazione del suo album omonimo che conteneva brani transitati per l’empireo della musica: “Caro amico ti scrivo”, “Anna e Marco”, “L’ultima luna”, “Stella di mare” e “Cosa sarà” per citarne alcuni. Con estrema fiducia, non appena nel 1980 uscì l’album Dalla, lo acquistai immediatamente. All’interno, anche qui brani destinati ad alimentare il giardino dei ricordi: “Balla, balla ballerino”, “Cara”, “Futura” e la meravigliosa “Sera dei miracoli” tra gli altri. Dischi e puntine consumate sul giradischi AKAI di mio Papà. Poi, d’improvviso, il nostro Lucio nel 1981 tirò fuori un album di 4 sole canzoni, cosiddetto Qdisc e anche qui, sorretto da una fiducia inossidabile, lo comprai a “scatola chiusa”. All’interno 3 brani cantati e uno strumentale: “Telefonami tra vent’anni”, quel telefono che diventerà la nostra appendice nel nuovo millennio, “Madonna disperazione”, Ciao a te” e il brano strumentale, con Lucio al clarinetto, “You’ve got a friend”. Ebbene, proprio dall’ascolto di quest’ultimo brano, dopo qualche anno, nacque in me la curiosità di conoscere chi aveva scritto la canzone e che cosa quel brano volesse trasmettere. E fu allora che incontrai Mr. James Taylor, non l’autore della canzone, ma l’interprete “maschile”. Sì, perché quel brano, scritto da una donna, Carole King, non ha sesso né età. King la scrive durante le sessioni di Tapestry, l’album che cambierà sensibilmente la sua carriera. James Taylor, che in quel periodo è tra gli amici e collaboratori più stretti della cantautrice, se ne innamora subito e decide di registrarla per il suo disco Mud Slide Slim and the Blue Horizon. Le due versioni escono nello stesso anno, quasi in parallelo. Non è una banale sfida tra artisti, piuttosto uno scambio creativo, tanto che nella registrazione di Taylor è la stessa Carole King a sedersi al pianoforte e a partecipare ai cori. Il pubblico premierà entrambe le versioni. James Taylor conquista il primo posto in classifica e il Grammy per la miglior interpretazione vocale maschile, mentre Carole King vince il premio per la Canzone dell’Anno. You’ve got a friend diventa l’inno all’Amicizia con la A maiuscola, l’Amico che, quando sei giù ed hai bisogno di una mano, è pronto a venire a trovarti e ad illuminare le notti più buie, basta soltanto chiamarlo con il suo nome e lui ci sarà…sempre, verrà di corsa per rivederti ancora, in ogni stagione e con qualsiasi condizione climatica, anche avversa. È bello sapere che hai un Amico! E io questo Amico, questi Amici li ho sempre avuti e, per questo, mi ritengo fortunato. L’Amicizia è quella che i greci chiamavano Philia, un rapporto di reciproca condivisione, un legame profondo basato su stima, fiducia e simpatia reciproca. Philìa riguarda l’amicizia, le relazioni amichevoli tra individui, famiglie e persino tra stati. Storicamente documentata da Tucidide nella “Guerra del Peloponneso” è la palaià philia che si istaurò fra i Messapi e gli Ateniesi (V sec. a. C.) e che fu rinsaldata con l’ospitalità e il supporto logistico militare offerti dal grande dinasta autoctono dell’antica Sallentìa, Arthas, in sostegno della campagna antisiracusana, ai navarchi della capitale attica Alcibiade, Nicia e Làmaco, prima, e Demostene ed Eurimendonte, poi. Platone nel Liside fa il punto sulla questione dell’amicizia, indicando il principio del bene come condizione di ogni amicizia: il bene è il primo amico, per il quale tutto è amato, e solo esso è in grado di liberare dal male. L’amicizia risulta quindi come una forza che, a livello sia umano sia cosmico, crea unità tra gli esseri, spingendoli ad allontanarsi dal male per raggiungere quel bene che è il loro proprio fine. Il filosofo fa distinzione fra ciò che è solo apparenza e immagine e ciò che è realtà e precisazione fra una finta affettività ed un vero rapporto di amicizia e amore. Ecco, quindi, che l’universalità del brano di Carole King è suffragato dalle “lezioni” che gli antichi greci hanno tramandato. E, quasi per rimarcare questo aspetto, tanti “colossi” della musica hanno interpretato questo brano, ricordando che tutti abbiamo un Amico: Roberta Flack, Donny Hathaway, Brian Adams e anche Mina con una riscrittura della canzone a cura di Paolo Limiti dal titolo “Io ti amavo quando”. Ma una magica esecuzione, oltre a quella strumentale già citata di Lucio Dalla, fu quella orchestrata dalla stessa Carole King con Crosby e Nash, durante un suo concerto nel1994. Le tre voci sembrano unirsi, poi allontanarsi per fondersi nuovamente in un unico grande grido: “Hai un Amico!!!”
Fonti: “Il pensiero mediterraneo”, Saggio del Prof. Fernando Sammarco.

