Il 12 settembre del 1982 fui partecipe insieme ai miei amici di un evento “memorabile”: il concerto di Neil Young all’ippodromo delle Capannelle a Roma. Oltre 50.000 persone nel tempio dell’ippica, mai concesso prima, per un evento al di fuori di quello sportivo. Prendemmo il bus da Bracciano per Roma insolitamente presto (alle 08.00). Mai puntuali come allora. Io, quasi diciottenne, ero il più “anziano” del gruppo, composto da quattro uomini e due donne. Il sole, già alto nel cielo, prometteva giornata torrida. Arrivammo a Roma intorno alle 09.00 di una domenica, in cui tutti gli sportivi (o meglio gli appassionati di calcio) erano orientati sulla prima giornata del campionato di calcio dei nuovi Campioni del Mondo. Erano trascorsi soltanto due mesi da quel magico, indimenticabile e “intramontabile” 11 luglio e l’aria era ancora frizzante. Prendemmo la metro, direzione Capannelle e arrivammo in loco non più tardi delle ore 10.00. Tra i primi ai cancelli, rigorosamente serrati dell’ippodromo, cercavamo invano notizie sull’orario di apertura degli ingressi. Si vociferava alle 17.00, qualcuno più ottimista profetizzava alle 13.00. Ma il caldo iniziava a fare i suoi effetti. Sprovvisti d’acqua e di generi di conforto, iniziammo a turno ad allontanarci per andare a recuperare liquidi. Le uniche bottiglie disponibili ai chioschetti improvvisati erano completamente gelate; quindi, adottammo una “norma” per cui ognuno aveva a disposizione un minuto per cercare di scongelare il ghiaccio e bere quel poco di sostanza che riusciva a recuperare. Seduti, parlavamo dei nostri progetti futuri, qualche chiacchera con i vicini di posto e il tempo trascorreva anche piacevolmente. Purtroppo, non molto dopo le 13.00 qualcuno, male informato, ipotizzò che stavano per aprire i cancelli e tutti ci alzammo in piedi. La reazione fu, istintivamente, quella di spingersi verso gli ingressi, compressi dagli altri “astanti”. Il tutto per fortuna durò pochi minuti, atteso che la folla riuscì a comprendere che i cancelli non sarebbero stati aperti di lì a poco. Riprendemmo quindi la nostra “gara” di scioglimento ghiaccio e poi, finalmente, intorno alle 18.00 i cancelli vennero effettivamente aperti. Tutti con i biglietti in mano superammo, non si sa come, i primi controlli, spinti dalla folla che cercava di accaparrarsi i posti nelle prime file. Ci perdemmo di vista quasi subito, per poi ritrovarci nel corridoio che portava all’ingresso del prato. Qui altri controlli, questa volta più approfonditi. E, davanti all’ingresso, la figura mesta e malinconica di Spillo al quale avevano “ritirato” il biglietto al primo controllo. L’intermediazione di una delle due compagne d’avventura evitò il dramma e finalmente ci ricongiungemmo all’interno del prato, in postazione non proprio ottimale, ma comunque né troppo avanti, né troppo indietro. Una comoda posizione di compromesso. Nel giro di pochi minuti nuvoloni neri e tetri riempirono il cielo sull’ippodromo e scaricarono una enorme quantità d’acqua sugli spettatori, privi di qualsiasi indumento protettivo. Il prato si trasformò in un pantano nel quale fluttuammo per un bagno al di fuori del nostro buen retiro estivo, Santa Severa. Poi, così come si era palesata, la tempesta terminò. Alle 21.00 circa finalmente uscì sul palco Neil Young, il nostro idolo, accompagnato (l’ho scoperto dopo) dalla Trans Band Tour of Europe (con musicisti come Nils Lofgren alla chitarra e voce). Avevamo ascoltato praticamente tutto del Nostro, anche e soprattutto gli Lp con i degni compari Crosby, Stills e Nash. Uno su tutti il live 4 way street. Attaccò con On the way home, che aveva pubblicato all’epoca dei Buffalo Springfield e subito un gruppo di esagitati, proprio davanti al palco, iniziò a bersagliare Neil e la band con un lancio di oggetti. Venne ventilata la sospensione del concerto. Poi i facinorosi, forse anche grazie all’intervento delle Forze dell’Ordine si calmarono o vennero allontanati e il concerto poté proseguire fino alla fine. La scaletta che ho recuperato online era la seguente: On the Way Home, Don’t Cry No Tears, Everybody Knows This Is Nowhere, Cortez the Killer, If You Got Love, Soul of a Woman, Are You Ready for the Country? Southern Man, A Little Thing Called Love, Old Man, The Needle and the Damage Done, Comes a Time, Birds, Beggars Day, Like an Inca, Hey Hey, My My (Into the Black), Cinnamon Girl, Like a Hurricane. I Am a Child, Sugar Mountain. Tante ballate, tante cavalcate rock, per una serata epica. Saltammo tutti in piedi al grido di Hey Hey My My, che Neil dedicò, non ho ancora capito perché, a Roma. Ricordo ancora l’uscita al termine del concerto e la presa di coscienza che fuori c’era stata una mezza guerriglia, provocata non si seppe mai da chi e per cosa. Raggiungemmo il luogo convenuto per l’appuntamento con due nostri genitori che “generosamente” si erano promossi volontari per garantirci il ritorno a casa e, nonostante il traffico paralizzato, riuscimmo a tarda notte a raggiungere l’agognato letto. Quasi un anno dopo (nel giugno del 1983) C, S & N organizzarono un tour nella penisola e fecero tappa proprio all’ippodromo delle Capannelle. Ero stregato ancora dalla cavalcata con la chitarra che Neil Young perpetua in Southern Man e che magistralmente esegue nel famoso e già citato album e che ha eseguito nel concerto. Riascoltai 4 way street ripetutamente e mi convinsi, sicuramente errando, che i tre senza Young non mi avrebbero dato le stesse emozioni vissute il 12 settembre 1982.
Agli intrepidi avventurieri Carlo, Francesco, Marco (Spillo), Elena e l’amica di Elena.
Il concerto è reperibile su youtube, al seguente link.
https://www.youtube.com/watch?v=S1YdzgOr02Q


Il mio primo concerto. Indimenticabile. Ed abbiamo resistito dalle 10,00 alle 21,00 in attesa dell’inizio dello spettacolo, senza cellulare, senza Google o YouTube.
Ricordo che appena Neil uscì sul palco qualche cretino gli lanciò lattine e bottiglie d’acqua di plastica perché il concerto era iniziato con un quarto d’ora di ritardo! Deficienti.
Ad ogni modo un concerto incredibile. Grazie Vince per questo amarcord.
Il tuo volto “travisato” quando ti sei accorto di aver “lasciato” il biglietto rimarrà sempre impresso nella mia mente