Il 14 giugno del 1979, all’Arena Civica di Milano si tenne un grande concerto in memoria di Demetrio Stratos, solista e frontman degli Area. In realtà il concerto era stato organizzato per raccogliere fondi necessari per le costosissime cure alle quali il cantante doveva sottoporsi negli USA, in attesa di un trapianto di midollo osseo. La morte, improvvisa e prematura avvenuta il giorno precedente, mutò il mega concerto in una serata di commemorazione. Molti gli artisti che presero parte all’evento, che si esibiranno a titolo gratuito. Tra gli altri: Eugenio Finardi, Antonello Venditti, Roberto Vecchioni, Francesco Guccini, Angelo Branduardi, Premiata Forneria Marconi, poi il Banco del Mutuo Soccorso, i New Trolls, Skiantos, Venegoni & co, i Kaos Rock, e ovviamente gli Area, che chiusero la session con un’interpretazione strumentale dell’Internazionale.
Sarà quello il primo raduno giovanile consentito dalla questura di Milano dopo tre anni di divieti, imposti all’indomani del disastroso Festival di Re Nudo, alias terza festa del proletariato giovanile al Parco Lambro a Milano, capolinea dell’involuzione del movimento giovanile, compresso tra i fuochi della lotta armata e dell’eroina. Il popolo festivaliero che si scaglia contro organizzatori che non organizzano con il grido “Via! Via la nuova polizia. Allacciamenti a luce e acqua negati dal Comune di Milano. Assalto ai “forni” di manzoniana memoria per reperire cibo e bevande, altrimenti proposte a costi tutt’altro che proletari. Insomma, uno scempio annunciato, nonostante il parterre di artisti di rilievo: Eugenio Finardi, Area, Ricky Gianco, Napoli Centrale, Tony Esposito, Claudio Rocchi, Living Theatre e “ciliegina sulla torta”, il jazzista Don Cherry che con il suo gruppo elargirà un’esibizione memorabile.
Con il festival di Re Nudo, si chiude la stagione dei raduni rock in Italia, che prese origine all’indomani di Monterrey e Woodstock e che vide l’organizzazione di molte e diversificate rassegne in tutta la penisola. Ricordiamo Palermo Pop dal 1970 al 1972, Terme di Caracalla nel 1970, Viareggio con il Primo festival d’avanguardia e nuove tendenze nel 1971, nel quale trionfarono una giovanissima Mia Martini e la PFM alle prime esperienze progressive, il Primo Re Nudo pop festival (seguiranno sette edizioni, fino all’ultima già citata del 1976) a Ballabio (Lecco), organizzato dalla rivista indipendente “Re Nudo”, nata con l’obiettivo di unire le due anime inconciliabili della contestazione giovanile: quella filosofico – esistenziale, soprattutto non violenta e quella interventista – rivendicativa, che strizzerà poi l’occhio alla lotta armata. Ricordiamo poi Villa Pamphili del 1972, con oltre 60 gruppi e artisti sul palco, e del 1974, che non replicò il successo dell’edizione precedente; il secondo festival d’avanguardia e nuove tendenze al Foro Italico, presentato da Renzo Arbore e Teo Teocoli, con Alan Sorrenti, accompagnato da Tony Esposito, vera rivelazione della kermesse, all’indomani dell’uscita del suo primo album “Aria”.
Tornando all’Arena Civica e al 1979, da questo momento ha avuto inizio, anche grazie agli ottimi aspetti organizzativi incardinati in questa manifestazione, la stagione dei concerti negli stadi, anticipata dal tour Banana Republic di Dalla – De Gregori dal 16 giugno al 30 luglio 1979 in vari stadi e campi sportivi, compresi il Comunale di Torino, il San Paolo a Napoli, Marassi a Genova, Bentegodi a Verona, La Favorita a Palermo e tanti altri. Per la prima volta si andava allo stadio non per vedere una partita di calcio ma una festa in musica. Finalmente si lasciava fuori la conflittualità generata dal tifo delle singole compagini e si “festeggiava” insieme l’artista o il gruppo sul palco, allestito sul terreno di gioco.
L’anno successivo, il 27 giugno del 1980, Bob Marley si rese artefice del primo grande concerto internazionale in uno stadio italiano, che ospitò in apertura la performance del cantautore romano Roberto Ciotti e a seguire quella di Pino Daniele.
Il 19 luglio del 1980 poi, Edoardo Bennato fu il primo artista italiano a riempire San Siro, nonostante le difficoltà legate all’impianto di amplificazione, che avevano generato nel cantante malumore e sconcerto, tanto da ventilare l’ipotesi di annullare tutto. La versatilità e la capacità degli organizzatori risolsero il problema, reperendo l’amplificazione necessaria per la grandezza e la capienza di San Siro nel giro di poche ore.
Da quel giorno in avanti le performance di artisti musicali sui prati dei campi di calcio si susseguono con frequenza e lo Stadio è diventato affine al significato di “Grande Concerto”, in luogo di Grande Partita.
Fonti: Re Nudo Pop & altri festival (Il sogno di Woodstock in Italia). Matteo Guarnaccia. Ed. Vololibero.


Adesso al posto dei grandi raduni musicali fanno i gay pride e San Siro lo riempie pure Olly.
Che squallore!